Attenzione! Il browser che stai utilizzando è obsoleto e poco sicuro, questo sito non lo supporta. Aggiorna subito il tuo browser, scegli quello che preferisci:

Recovery, una realta'
2011
01
Dicembre

Recovery, una realta'
di GEOFF SHEPHERD


 

Rimuovere le barriere promuovere il cambiamento

Fare della recovery una realtà

 

GEOFF SHEPHERD, JED BOARDMAN, MIKE SCADE

(2008)

 

Traduzione ed elaborazione del testo inglese di Lisa Freni

 

Principi della recovery

 



Si tratta della costruzione di una vita significativa e soddisfacente nella percezione della persona stessa.



 



Rappresenta un allontanamento dalla patologia e dalla sintomatologia malata e un movimento verso la salute, la forza ed il benessere. Sperimentando un maggior auto-controllo sulla propria vita e vedendo gli stessi miglioramenti negli altri.



 



Il “prendersi in carico da sé” viene incoraggiato e facilitato.



Questo processo è simile per tutti ma può funzionare in maniera molto diversa da un individuo all’altro. Non c’è “una misura che vesta tutti”.

 



La relazione di aiuto tra operatori si trasforma in una operazione paritaria, in un viaggio di



scoperta del sé. I clinici sono a “disposizione” e non a “determinazione”.

 



La solitudine non aiuta la recovery. Sono fondamentali l’inclusione sociale e un inserimento



significativo e soddisfacente nella comunità locale, piuttosto che in dei servizi ghettizzanti.

 



Recovery è la scoperta, o meglio, la riscoperta di un senso di identità individuale diverso



dalla malattia o dalla disfunzionalità.

 



Il linguaggio, le storie ed i significati che vengono via via costruiti hanno grande valore



come “agenti mediatori” del processo di recovery. Infatti questi possono indurre un senso di

speranza o, se ignorati, favorire il pessimismo e la cronicità.

 



Lo sviluppo di servizi basati sulla recovery enfatizza tanto le qualità personali del suo staff



quanto le capacità professionali e cerca di coltivarne la creatività, la compassione (non in

senso cattolico N.D.T.), la disponibilità, il dono di infondere speranza e l’ascolto empatico.

 



La famiglia e le relazioni sono cruciali nella recovery e devono essere incluse il più



possibile nel percorso terapeutico. Inoltre il supporto di altri che seguano lo stesso percorso

è fondamentale per molte persone sulla via della recovery

 

 

 

(Tratto da: recovery-concepts and application

di Laurie Davidson del gruppo di recovery del Devon- GB)

 

 

Introduzione

 

<<Qualche anno fa ho realizzato che potevo riprendermi. Prima pensavo che quando ce l’avevi ce l’avevi e che finisse lì ma ora capisco che esiste effettivamente la recovery. Lo trovo un fatto incredibile…>>

La recovery è un concetto che si può definire attuale, riguarda il diritto della persona di costruire una vita significativa con o senza la presenza continua di sintomi della patologia mentale.

In questo senso diventa una svolta per i Servizi di Salute Mentale.

La ricerca e l’attuazione di Servizi orientati alla recovery hanno già guadagnato terreno negli SSM di Nuova Zelanda, Stati Uniti, Australia, Irlanda e Scozia e anche Inghilterra.

Diversi istitui di salute mentale si stanno orientando in questo senso.

Noi pensaimo che il concetto di recovery richieda un ulteriore sviluppo ma stia già creando una trasformazione radicale dei servizi di salute mentale di questo paese.

 

 

Definiamo la Recovery

 

 

<<Ho preso la responsabilità della mia malattia e mi prendo quella di ciò che faccio o non faccio. Non lascio che la malattia mi controlli perché lei adesso non è più tutta la mia vita ma solo una parte di essa>>.

Recovery è un termine dibattuto. Lasciamo che sia uno dei suoi fondatori intellettuali Bill Anthony a darne una definizione che può trovarne i più, d’accordo: <<La recovery è un processo, profondamente individuale, e perciò unico, di cambiamento delle proprie attitudini, valori, sentimenti, obiettivi, capacità e ruoli.

E’ un modo di vivere con soddisfazione, speranza e gratificazione anche con le limitazioni causate dalla malattia. Recovery include lo sviluppo di un sistema di significati e obiettivi che vadano oltre i catastrofici effetti della malattia mentale.>>

 

Quali sono i suoi elementi essenziali?

 



Trovare e mantenere la speranza: credere in se stessi, avere un senso di determinazione personale, essere ottimisti sul futuro



 



Ristabilire un’ identità positiva: trovare un’identità che incorpori la malattia mantenendo un nucleo di senso di sé positivo



 



Costruire una vita significativa: capendo la propria malattia, trovando un senso nel vivere, malgrado la malattia, impegnandosi e partecipando alla vita.



 



Prendersi la responsabilità: stabilendo un rapporto di controllo sulla propria malattia e sulla



propria vita.

 

Un assunto centrale della recovery è che non necessariamente implica la cura in senso clinico,

al contrario enfatizza il percorso unico, di un individuo unico, che nonostante i suoi problemi

di salute mentale cerca di costruirsi una vita oltre la malattia, muovendosi in un contesto

sociale. Quindi una persona può riprendere in mano la sua vita senza necessariamente

riprendersi dalla sua malattia. Chi soffre di problemi fisici deve imparare a convivere con i propri sintomi così chi soffre di problemi psichici deve accettare e superare l’impatto traumatico avvenuto all’insorgere della malattia e incorporare l’esperienza in un nuovo senso di identità personale. Cosa mi è successo? Cosa significa ? Perché è successo a me?

Queste domande emergono a tutte le età ma sono particolarmente significative nei giovani in cui il senso di identità personale si sta ancora formando.

In tutti i settori della salute mentale può essere applicato il concetto di recovery, ma anche in campi come la psichiatria forense, nei problemi di alcool o droga, nella salute fisica in presenza di disturbi cronici come asma, diabete, artrite reumatoide, problemi cardiaci ecc.

 

Le origini del concetto di recovery

 

<<Mi domando se negli anni, nei colloqui fra gli psichiatri ed i loro pazienti, qualcuno avrà pur detto: Ti puoi riprendere?

Non risulta>>

Molte delle idee che sottendono al concetto di recovery non sono nuove. L’impulso più forte si deve al movimento per la sopravvivenza degli utenti degli anni ’80-’90 basato sull’auto aiuto, la mutualità e la presa di coscienza. Queste idee a loro volta provenivano dal movimento per i diritti civili degli anni ’60-’70 negli Stati Uniti e da gruppi di auto aiuto come l’Anonima Alcolisti dove il concetto di recovery come ripresa in carico di se stessi erano già soggetti centrali. L’impeto degli anni ’80 era anche dovuto al fatto che venivano diffusi i dati riguardanti gli studi su pazienti cronici con serissime patologie mentali come la schizofrenia. Questi dati si contrapponevano all’idea prevalente che in tutti i casi la malattia mentale comportasse un deterioramento inevitabile e dimostravano una varietà di risultati in tutti i campi.

Dal 25% al 066% delle persone che avevano manifestato episodi psicotici arrivavano ad una ripresa parziale o totale. La maggior parte delle persone affette da disturbi cronici poteva sperare realisticamente di sperimentare una recovery parziale e solo il 25% di loro sarebbe verosimilmente rimasta disfunzionale in modo permanente e anche questi ultimi casi potevano sperare in una recovery sociale in un contesto favorevole.

Ci sono importanti connessioni con il movimento che dagli anni ’70 favorisce le comunità terapeutiche basate sull’auto mutuo aiuto.

Nella riabilitazione viene sempre più incorporato il concetto di recovery. C’è infatti una maggiore enfasi sull’aspetto sociale oltre che medico e sull’importanza di mantenere alto il morale e le aspettative di una collaborazione fattiva con i servizi, così la recovery fornisce uno schema concettuale più ampio alle pratiche riabilitative.

 

I servizi orientati sulla recovery

 

“sempre più gli obiettivi dei servizi di salute mentale vanno oltre la tradizionale pratica clinica per aiutare il paziente a rientrare nel contesto sociale comprendendo la ricerca di una migliore qualità di vita, un lavoro, un posto decente dove vivere, rapporti con gli amici e una più gratificante vita sociale”.

Si afferma l’importanza che l’esclusione sociale ha sulla persistenza dei problemi di salute mentale e del coinvolgimento dei servizi di salute mentale nello spettro totale della vita del paziente.

La differenza tra i servizi di stampo tradizionale e quelli orientati alla recovery è che quest’ultimi giocano un ruolo chiave non solo nel miglioramento dei sintomi patologici ma anche nell’inserimento sociale del paziente e sulla qualità della sua vita.

 

Il ruolo dei professionisti nel processo di recovery

 

L’approccio della recovery richiede una diversa relazione fra gli utenti del servizio e i suoi professionisti: da una posizione di esperti ed autorità essi devono assumere quella di chi, offrendo abilità e conoscenza professionale, impara dal paziente e valorizza le sue capacità.

Questo mutamento si basa sull’apertura, la fiducia e l’onestà da entrambi le parti.

Il proposito del professionista diventa quello di fornire alla persona le risorse per gestire la sua condizione: l’ informazione, gli strumenti, la rete di supporto e l’aiuto pratico.

Questo implica un rapporto di potere molto diverso tra il professionista e le persone a cui egli deve servire.

Dovrà incrementare la fiducia dell’utente in se stesso senza allontanarsi da un atteggiamento realistico nei confronti dei problemi né incoraggiare atteggiamenti naif o troppo irrealistici.

In un certo senso tutto ciò è semplicemente pragmatico.

E’ anche da notare che normalmente viene sottostimato il potenziale dei pazienti.

Tutto ciò non deve portare all’idea che le opinioni dei professionisti siano prive di valore ma a volte anche aspettative apparentemente irrealizzabili possono rivelarsi adeguate.

Se il cambiamento sintomatico diventa un obiettivo secondario l’aiuto di altri servizi oltre quello di salute mentale diventa essenziale: impiego, educazione,partecipazione sociale, attività ricreative ed alloggio diventano obiettivi centrali, non sottoprodotti di una ipotetica “cura”.

Questo significa praticamente ribaltare la priorità dei servizi di salute mentale.

“Qualsiasi servizio, trattamento o intervento deve essere giudicato in base a quanto ci aiuta per condurre la vita che vorremmo”.

 

Il viaggio nella recovery

 

“Crea una visione di dove vuoi essere e poi trova il modo di esserci. Niente può dissuaderti dall’essere ciò che sedi. Non lasciare che nessuno ci si intrometta... è la tua vita”

Si possono delineare cinque stadi della recovery:

 

• Moratoria Un periodo di ritiro caratterizzato da un profondo senso di disillusione, abbandono

e perdita.

 

• Consapevolezza La realizzazione che non tutto è perduto e che una vita decente è ancora

possibile.

 

• Preparazione La persona raduna in sé forza e debolezza, le esamina con cura e comincia a

lavorare alle premesse della recovery.

 

• Ristrutturazione Lavorare attivamente per crearsi un’identità positiva, dandosi degli obiettivi

significativi e prendendo nelle proprie mani la propria vita.

 

• Crescita Vivere la propria vita con pienezza gestendo la propria malattia

e un senso del sé positivo.

 

Questi stadi non sempre seguono un andamento lineare ed alcuni si fermano prima di aver ottenuto cambiamenti apprezzabili.

Le ragioni di questi insuccessi vengono attribuite sia alla gravità del disturbo sia ad una scarsa fiducia nell’aiuto del servizio dovute ad esperienze precedenti nella salute mentale oppure a penosi effetti secondari dei farmaci o, semplicemente, che c’è qualcosa di troppo doloroso da affrontare e la malattia è diventata un rifugio.

Alla luce di tutto ciò diventa di vitale importanza che gli operatori coinvolti sappiano ascoltare.

L’ascolto è una capcità sottovalutata e, anche se a volte può essere penoso, l’operatore deve essere disposto a stare pazientemente seduto a sentire una persona che cerca affannosamennte di esprimere le prorie difficoltà, i propri fastidi e le precedenti esperienze, talvolta negative, dell’assitenza ricevuta.

Si può anche incoraggiare la persona a scrivere i propri sintomi e le strategie adottate per contrastarli, così che, a piccoli passi, aumenti la consapevolezza di avere un potere su eventi scompensanti.

Nello svolgersi del processo si può mettere a punto un piano di gestione delle crisi che coinvolga sia gli educatori che lo psichiatra, riducendo così il rischio di ricoveri involontari.

Quindi se gli operatori potessero fare un passo indietro e offrire le prorie conoscenze senza imporle tutti ne beneficeranno.

Se l’utente impara a gestire i momenti difficili acquisterà sempre maggiore fiducia e autonomia in tutti gli aspetti della sua vita.

 

L’importanza del lavoro e dell’impiego

 

<<La cosa più difficile da sopportare quando si è affetti da una malattia mentale è la sensazione di ricevere costantamente aiuto, di avere sempre bisogno di supporto.

Recovery significa anche scoprire di essere in grado di contraccambiare, di poter dare oltre che prendere>>.

Uno dei principali indicatori del progresso è vedere la persona che comincia ad uscire dal ruolo del malato e diventa qualcosa di più che un recipiente passivo di cure e aiuti.

Questo può avvenire attraverso il lavoro, la cura per i prori cari, la condivisione della propria storia con altri. E’ uno stadio chiave nell processo di recovery.

Il lavoro e l’impiego rimangono i campi in cui principalmente si svolge la vita sociale. Parteciparvi è essenziale per ricostruire un senso del sé positivo. Chiaramente bisogna evitare che il lavoro venga visto come una panacea universale. Dall’altra parte, le istituzioni non devono forzare per un rientro nell’ingranaggio produttivo aumentando così la pressione invece di diminuirla.

Noi crediamo che il perciolo maggiore rimanga l’esclusione. In generale chi ha un problema di salute mentale vorrebbe lavorare ma ha difficoltà a trovare un supporto adeguato.

 

Familiari, amici ed aiutanti

 

I disturbi mentali hanno un profondo effetto, non solo sulla persona che li vive, ma anche su coloro che gli sono vicini. Familiari, amici ed aiutanti sono spesso le persone che forniscono il supporto quotidiano e che facilitano l’inclusione sociale. Per agire in maniera efficace devono essere in grado di capire la situazione e el sfide che la persona deve affronatre e devono anch’essi avere il sostegno necessario. Succede spesso che chi accudisce una persona con problemi di salute mentale si senta male informato, emarginato e a volte colpevolizzato.Anche i familiari, e chi è vicino a colui che faticosamente muove i primi passi sul terreno della recovery, attraversano a loro volta un processo di recovery. Anche loro devono rivalutare le loro vite e fare le necessarie modifiche in tutto ciò che possono essere abbandonati a sé stessi devono essere inclusi nel processo terapeutico.

 

ostacoli alla pratica della recovery

 

<<Non sono stupido. A volte sono psicotico, avolte depresso, a volte ritirato ma non lo sono tutto il tempo>>.

Queste sono le critiche più frequentemente mosse alla pratica della recovery nei servizi di salute mentale:



“Cos’è tutta questa frenesia? la recovery? L’abbiamo sempre fatta!”



E’ vero che molti concetti inclusi nell’idea di recovery sono familiari ma l’adozione nella pratica clinica di questi concetti è un fatto completamente nuovo.

 



“I servizi sono già abbastanza intasati, ora dovrebbero occuparsi anche della recovery dei pazienti?”



Non si tratta di aggiungere qualcosa ma di cambiare il modo di operare magari anche togliendo qualcosa

 



“Recovery significa che il paziente è guarito? Ma se perdurano i suoi sintomi come si può



considerarlo a posto?

La recovery riguarda la persona e la sua vita e la consapevolezza della sua malattia. Non si

guarda la persona in termini di cura e guarigione, anche se rimane necesssario un supporto

medico.

 



“Non è realistico pensare a una recovery di pazienti gravemente disturbati”



Bisogna vedere cosa significa per quei pazienti. Tutti possono avere una recovery partendo da dove si trovano e arrivando dove possono arrivare.

 



“La recovery è un modo per i servizi di scaricare i pazienti ed abbandonarli a sé stessi”



Al contrario la recovery significa la convergenza di diversi obiettivi su un unico obiettivo.

 



“La recovery è prodotta dal trattamento clinico e dall’acquisizione di consapevolezza della propria malattia. Come posso parlare al paziente di recovery prima che abbia concluso la terapia?”



La recovery viaggia in parallelo con il trattamento clinico e, come già detto, modifica l’atteggiamento del paziente educandolo a diventare sempre più parte attiva nel trattamento.

 



“Per realizzare la recovery occorrono più risorse ai servizi”



No. Quello che occorre ai servizi è una direzione più orientata verso la persona e non verso la malattia.

 



“Non c’è nessuna evidenza che il processo di recovery si sia compiuto”.



L’evidenza è la testimonianza personale che una maggior presa in carico di sé stessi migliora il benessere e la salute.

 

 



“L’approccio della recovery svaluta il ruolo del professionista”



L’apporto professionale resta fondamentale. Esso fornisce la conoscenza delle tecniche di intervento, il funzionamento dei gruppi e la struttura concettuale. Non si tratta di cambiare la pratica medica, si tratta di modificarne l’orientamento.

 



“La recovery aumenta i rischi professionali. Se la recovery è responsabilità del paziente perché , se poi qualcosa va storto, devo averne io la colpa?”



Questo rischio è sempre comunque presente. Forse la recovery merita il rischio che deve essere

condiviso con tutte le pari coinvolte. Sicuramente non è un’idea utile che il pìrofessionista si

prenda tutto il carico della responsabilità di come un altro vive la sua vita.

 

Come si presenta la pratica della recovery

 

Da cosa si distingue un servizio orientato alla recovery?

Essendo un processo essenzialmente individuale non è facile definirne il contesto che deve incentivare le condizioni in cui l’individuo può crescere e far fiorire il senso di potere su sé stesso.

Questo dipende in massima parte dalla disponibilità degli operatori.

Così arriviamo a porci delle domande sul comportamento degli operatori e su che training debbano avere per praticare l’approccio della recovery.

 

 

 

Qualità e conoscenze degli operatori

 

 

• Ascolto attivo per aiutare l’interessato a capire i propri problemi mentali.

 

• Capire le priorità e gli obiettivi della persona.

 

• Credere nelle capacità di recovery della persona.

 

• Mettersi in gioco parlando anche della sua esperienza e della sua vita.

 

• Identificare quegli obiettivi che portano la persona fuori dal ruolo del malato e che accrescono la

sua capacità di condivisione.

 

• Trovare risorse anche al di fuori della salute mentale, contatti, amicizie e organizzazioni che

favoriscano gli obiettivi identificati come rilevanti.

 

• Incoraggiare l’autogestione delle pratiche terapeutiche dando le informazioni necessarie e le

strategie.

 

• Discutere con l’interessato: la terapia, gli interventi psicologici, il piano per gestire le crisi e il

ricorso a terapie alternative, rispettando la volontà della persona.

 

• Comportarsi sempre con un’attitudine di rispetto, di parità e di disponibilità per un

coinvolgimento personale.

• Accettare le incertezze sul futuro e le possibili regressioni con un atteggiamento di fiducia.

 

Il discorso sul training degli operatori è secondario alla definizione della pratica.

Rimangono alcune domande aperte:

Il training viene costruito e poi proposto o viene definito nella pratica?

Quale è la sede per il training?

Come e da chi viene gestito il training?

Quale è l’importanza di impiegare come docenti persone che siano state utenti del servizio?

In che proporzione dovranno usufruire del training persone che hanno problemi di salute mentale?

Quale contributo possono dare quegli operatori che hanno esperienza personale di disturbo psichico?

Come gestiamo lo stigma tra quelli “sani” e quelli “malati”?

Un approccio dialettico a queste domande non può che portare ad un positivo movimento di crescita.

 

Un’esperienza americana

 

 

Dal 1999 una piccola organizzazione no profit che si occupa di salute mentale, di nome META e Phoenix ARIZONA, ha adottato un approccio radicale per promuovere la recovery.

Nella primavera del 1999 lo staff di META partecipò ad un seminario dove, persone con problemi mentali tra cui un affermato psichiatra, espressero la loro frustrazione verso il modo scoraggiante, demotivante e irrispettoso con cui si sentivano trattati dalle organizzazioni che avrebbero dovuto aiutarli.

Questo evento ha iniziato un processo di autocritica all’interno della loro organizzazione facendogli prendere la decisione di iniziare un percorso di recovery “organizzazionale”.

Essi hanno individuato alcuni punti chiave:

 

• Fare una revisione degli ideali e degli obiettivi dell’organizzazione.

 

• Un impegno ad assumere personale con problemi di salute mentale che ha portato all’esigenza di

formare più operatori con un vissuto di problemi psichici.

Oggi circa il 70% degli operatori ha tale esperienza. Questo mix di esperienze è stato vitale nella

trasformazione della META.

 

• Un passaggio da un modello terapeutico ad un modello educazionale.

META ha velocemente realizzato che, specialmente per quella parte dello staff che proveniva da

un addestramento dovuto all’esperienza, occorreva una formazione specifica. Si sono perciò

attrezzati per fornire corsi di specializzazione per la gestione dei vari settori chiave: abitazione,

occupazione, vita comunitaria.

Parecchie persone appartenenti ad altre organizzazioni pubbliche e private hanno partecipato a

questi corsi. Tanto che essi sono diventati l’asse portante di META.

La filosofia di questa organizzazione si può riassumere in questa affermazione di due dei suoi

membri fondatori Lori Ashcraft e W.A. Anthony:

<< Noi volevamo che il nostro Centro desse alle persone la possibilità di rinforzare e sviluppare

le proprie capacità piuttosto che prestare attenzione a quello che c’è in loro di “sbagliato”>>.

 

 

• La supervisione ed il supporto agli operatori nello svolgimento dei loro compiti.

Questo evita spesso la perdita di contributi unici da parte di coloro che, nello staff, hanno un

vissuto di disturbi psichici.

 

• Una crescita flessibile, aperta a nuove operazioni, senza però perdere i valori di base e cercando

di raggiungere costantemente una qualità migliore.

 

Nei dieci anni da cui META è attiva ha continuato ad aggiungere servizi nei settori dell’occupazione, dell’abitare e nella gestione delle crisi riducendo significativamente la percentuale di ricoveri ospedalieri e migliorando la qualità della vita dei suoi utenti.

Ha vinto così la sfida di esistere nel duro mondo delle organizzazioni indipendenti che si occupano di salute mentale negli Stati Uniti.

 

(Per maggiori informazioni:WWW.recoveryinnovations.org

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Organizzazioni che si occupano di recovery

 

 

<<Vorrei lavorare in qualcosa dove sento di dare veramente un mio contributo. Sento di avere un potenziale inesplorato che, se riuscissi a stare bene, potrei dare un apporto significativo ad altri e dare un senso alla mia vita. Non vorrei vivere una vita senza senso>>.

 

Orientare i servizi verso la recovery potrebbe rappresentare un cambiamento radicale come l’esperienza di META.

Nel caso di META l’aver dato un importanza centrale all’esperienza vissuta di disagio mentale è sato il fattore di coesione all’interno dell’organizzazione e non una sorgente di conflitto perché sono state abbattute le barriere tradizionali tra il normale e il patologico, tra operatori ed utenti.

Molti servizi di salute mentale in questo paese sono molto lontani da questi risultati. Gli interessi dei professionisti, la preoccupazione per eventuali rischi, la pressione finanziaria, le strettoie burocratiche hanno prodotto un sistema che sembra aver perso contatto con i bisogni degli utenti e dei loro familiari.

L’esperienza di META dimostra che è possibile operare un cambiamento ma sono necessari: una visone dei valori condivisi, una valida direzione e, soprattutto, un sacco di duro lavoro!

 

 

 

Cambiare i servizi cambiando la politica delle assunzioni

 

 

Per META la trasformazione è iniziata con l’impegno ad assumere personale con esperienza diretta di disagio psichico e anche in questo pmaese dobbiamo prendere un’iniziativa in tal senso. Un buon esempio è il Centro di Salute Mentale SOUTH WEST LONDON E ST.GEORGE’S

(WWW.SWISTG-TR.NHS.UK)

che ha cominciato nel 1995 un programma di assunzioni in lavori normali all’interno del servizio di persone con problemi mentali.

Tra il 1995 e il 2OO7 sono state assunte 42 di tali persone con un esito positivo dell’ 86%. Questi dati sono estremammente incoraggianti ma il SOUTH WEST LONDON E ST.GEORGE’S rimane un eccezione e la cultura delle organizzazioni di salute mentale rimane orientata verso la professionalità.

 

 

 

Considerazioni finali

 

 

<<E’ difficile obiettare contro la proposta che la recovery sia il principio ispiratore per il futuro della salute mentale.

Che cosa ci starebbe a fare il servzio se non appoggiasse gli utenti e le loro famiglie in un processo di recovery.

E’ altrettanto vero che non tutti i professionisti e gli operatori della salute mentale sono concordi nell’abbracciare la recovery e molti di loro hanno espresso riserve che devono essere attentamente vagliate>>.

 

Sicuramente dobbiamo riaffermare, tenendo conto di ogni legittima riserva, che un maggior coinvolgimento di persone con un vissuto di disagio mentale, assunte come staff pagato e includendoli anche a livello manageriale, potrebbe trasformare radicalmente i servizi di salute mentale.

Comunque la pratica della recovery implica una mutazione cuulturale oltre che a livello strutturale-organizzativo.

Significa ammettere che la cosidetta malattia mentale ci riguarda tutti e ci circonda ovunque ma è semplicemente e accuratamente tenuta nascosta.

Nel futuro vorremmo vedre un cambiamento degli attuali rapporti di potere nella salute mentale. Per ora speriamo che questo documento serva a galvanizzare l’opinione pubblica e che favorisca la creazione di comitati perché la pratica della recovery diventi la norma in tutti i servizi di salute mentale del Regno Unito.

Ci piacerebbe condividere l’esperienza del SAINSBURY CENTRE con altre realtà che si muovono nella stessa direzione.

 

 

 

 

commenta




Commenti al testo

Devi essere iscritto e loggato per commentare gli articoli. Per iscriverti. Se sei iscritto devi effettuare il login



News

Convegno al centro allende

Convegno al centro allende
di mondodiholden


 

"NON C'E' SALUTE SENZA SALUTE MENTALE"

dichiarazione dell' Organizzazione Mondiale della Sanità

 

 

 

 

MOSTRA DELLE ATTIVITA' E DELLA PRODUZIONE DI OGGETTI

ARTIGIANALI ARTISTICI DEGLI UTENTI DELLA SALUTE MENTALE

 

 

DIBATTITI APERTI A TUTTI I CITTADINI

dal 13 maggio al 16 maggio 2013

dalle ore 15 alle ore 18,30

 

 

CENTRO SALVADOR ALLENDE

Viale...

leggi tutto
commenta



Centro sociale Auto aiuto
di cronaca4


La Spezia 09 Giugno 2012 ore 19:22:08
Inaugurata la nuova cucina presso il centro di salute mentale di Via Sarzana

A partire da oggi gli utenti del servizio di salute mentale di Via Sarzana potranno ritrovarsi insieme per pranzare o semplicemente bere un caffè all’insegna della condivisione. E’ stata infatti inaugurata la nuova cucina con attigua sala pranzo al primo piano del centro alla presenza di utenti, operatori sociosanitari e rappresentanti istituzionali. In...

leggi tutto
commenta



Belloni: Incontro positivo tra asl e associazioni
di raskolnikov


In merito alla questione del trasferimento della struttura di via Sarzana l’assessore alla salute del Comune della Spezia Omero Belloni comunica quanto segue:

“Il Comune della Spezia, Assessorato alla salute, che si era impegnato a promuovere un incontro con la Direzione Aziendale dell’Asl5, in merito al trasferimento delle attività di assistenza psichiatrica dalla sede di via Sarzana in via N.Bixio alla Spezia, esprime soddisfazione per i risultati della...

leggi tutto
commenta



La trasparenza dell'ASL

La trasparenza dell'ASL
di raskolnikov


Le associazioni di famigliari e utenti che operano nella Provincia della Spezia e che compaiono in calce al presente documento hanno inoltrato l’ennesima formale richiesta di chiarimenti e di informazione alla direzione dell’ASL 5 sulla destinazione della palazzina in via Sarzana ove ha sede il Centro di Salute Mentale Est.

La nostra richiesta non può essere vista come un atto di protesta ma l’esercizio di un fondamentale diritto sancito dalla Costituzione ed...

leggi tutto
commenta



Concorso di Poesia Mario Tobino
di raskolnikov

Il Comune di Vezzano Ligure, in collaborazione con la Fondazione Mario Tobino di Lucca, indice la VI edizione, rinnovata e ampliata, del Premio di Poesia, Narrativa e Saggistica “Mario Tobino”.

Bando di concorso

1) Il premio è aperto a tutti i poeti e gli scrittori italiani con opere in lingua italiana che abbiano compiuto il 18° anno di età (a esclusione di quelli partecipanti alla “Sezione Ragazzi”).

2) La partecipazione è gratuita fatto salvo il desiderio di una donazione...

leggi tutto
commenta



Impazzire si può

Impazzire si può
di raskolnikov

Si sono moltiplicate le presenze attive e partecipi delle persone che hanno avuto esperienza diretta del disturbo mentale e dei servizi. Il loro contributo é apparso sempre consapevole e fondamentale per una conoscenza delle dinamiche di funzionamento dei sistemi di cura e della loro capacità di promuovere percorsi individuali di ripresa e di emancipazione, o inversamente della loro rigidità e incapacità di mettere al centro le persone, le famiglie e i soggetti della comunità coinvolti ed...

leggi tutto
commenta



Salviamo la Casa Famiglia "Fasolara" di Ischia
di raskolnikov

INCREDIBILE...Mentre su tutto il territorio nazionale si effettuano tagli sui sevizi sociali ..qui a Ischia dove stavamo implementando nuovi servizi della Salute Mentale...si chiude una struttura territoriale (che dà risposta reale a sei famiglie ischitane che hanno parenti ricoverati in vari strutture della terraferma...aperta da pochi mesi, ubicata in una zona tranquilla in uno splendido villino autonomo e con bellissimo giardino) nn xchè nn funziona anzi....ma x CAVILLI BUROCRATICI,...

leggi tutto
commenta



Impazzire si può

Impazzire si può
di raskolnikov

Impazzire si può

Trieste 2010, Incontro nazionale di persone e associazioni con l’esperienza del disagio mentale

Parco Culturale di San Giovanni, 21 – 24 giugno



Il convegno è organizzato dalle associazioni “Club Zyp”, Polisportiva “Fuoric’entro”, “Franco Basaglia”, “Luna e l’altra”, “L’Accademia della Follia”, “Articolo 32”, in collaborazione col Dipartimento di Salute Mentale di Trieste.

Le associazioni che organizzano e quante parteciperanno, sono costituite da persone che...

leggi tutto
commenta



aggiornamento Libratevi!

aggiornamento Libratevi!
di raskolnikov

Disponibili nella nostra piccola biblioteca del disagio:
Tanto scappo lo stesso di Alice Banfi
In direzione ostinata e contraria di Assunta Signorelli
Il volo del cuculo di Luana de Vita
Trenta chili di Luana de Vita
Mio padre è un chicco di grano di Luana de Vita
Storia della follia di Michel Foucault
Come in uno specchio oscuramente di Eugenio Borgna
Scene da un manicomio di Tagliacozzi e Pallotta
Diario dal manicomio di Giorgio Antonucci

e molti altri.
Ricordiamo che per il...

leggi tutto
commenta



Il volo del cuculo

Il volo del cuculo
di raskolnikov

Programma

Nel 2008 nell’ambito del trentesimo anniversario della legge 180 è uscito un libro ben documentato di Luana de Vita e Mimosa Martini su quanto è accaduto in Italia dopo l’approvazione della legge 180. Riporto la scheda apparsa su Panorama:

“ in libreria Il volo del cuculo - 1978-2008: trent’anni senza manicomi (edizioni Nutrimenti, pagg. 256). Le due autrici Luana De Vita, giornalista e psicologa, e Mimosa Martini, inviata di politica internazionale per il Tg5, documentano...

leggi tutto
commenta 1



Testimonianze

Ultimo tentativo
di Stephen Dedalus

Sabrina Gregori legge "Ultimo Tentativo" dal libro "Son Stufadiza - Il trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) di Barbara Grubissa. KappaVu Edizioni, 2010 Blog: www.sonstufadiza.blogspot.com

leggi tutto
commenta



La libertà è terapeutica

La libertà è terapeutica
di raskolnikov

  In merito alla vicenda della chiusura del centro di SM di via Sarzana e alla mancanza di risposte circa domande rinnovate di informazioni sulle decisioni prese si dà la notizia che gli utenti della Salute Mentale di via Sarzana abbandoneranno le cure farmacologiche. Questa notizia peraltro risultava all’ASL, trasferendo il Servizio di Salute Mentale in via Nino Bixio gli utenti di quel territorio (Favaro, Pieve, Migliarina, Montepertico ecc) perdono non solo un luogo...

leggi tutto
commenta



Il Centro di Salute Mentale, Gli utenti, la Roba

Il Centro di Salute Mentale, Gli utenti, la Roba
di raskolnikov

  Dopo molte rassicurazioni che hanno l’aria del depistaggio del come dire prendere tempo o prendere in giro alla fine veniamo a sapere che il Centro di Salute Mentale di via Sarzana a La Spezia verrà chiuso, sigillato, fine dei giochi. Ricordo bene in molti incontri con il vecchio direttore del dipartimento e il nuovo di promesse, di blande rassicurazioni sul fatto che il centro non verrà chiuso ma che semplicemente il centro di via Zara si trasferirà...

leggi tutto
commenta 2



Delirio

Delirio
di raskolnikov

      Non ho mai apertamente parlato dei miei stati deliranti. Della mia caduta è l’unico aspetto che non ho mai approfondito troppo. Perché in qualche modo ritenuto da me marginale un tempo ? O ritenuto riflesso di una sindrome psicotica in cui gli psicofarmaci avevano buon gioco nell’allargare lo spettro dei miei disturbi ? O forse perché ritenuto sempre da me parte essenziale del mio discorso artistico, estrema manifestazione...

leggi tutto
commenta



Incontro con Don Andrea Gallo

Incontro con Don Andrea Gallo
di raskolnikov

Roberta Antonello ed Emilia mi conducono da un famoso prete, Don Gallo, prete sui generis per molti motivi o prete autentico, dipende dai punti di vista, il mio punto di vista, che proviene da un cristiano irriducibilmente anticlericale, tanto più irriducibile e intransigente rispetto all’avversare il clericalismo quanto più forti sono in me i sentimenti cristiani, mi porta a considerare Don Gallo nelle sue molte luci e nelle sue umane e terrene ombre un autentico interprete del...

leggi tutto
commenta 4



Storia di un progetto
di raskolnikov

  Ricostruisco a futura memoria la storia di un progetto nelle sue varie fasi, sfido i protagonisti della vicenda a smentire quel che io racconto cercando di fare onore alla verità e alla giustizia (tutto inteso in modo molto fin troppo terreno). Nel 2006 la mia associazione, Il Mondo di Holden, fece visita a Maria Grazia Bertelloni, capo guida di un'associazione di utenti ed ex utenti psichiatrici, scopo della visita era di conoscere il loro modo di fare auto aiuto,...

leggi tutto
commenta 2



Storia di Jacqui Dillon
di angelo arecco

  TESTIMONIANZA DI JACQUI DILLON, PRESIDENTE DELLA RETE INGLESE DEGLI UDITORI DI VOCI (INTERVENTO AL 1° CONGRESSO MONDIALE DI MAASTRICHT (17-18 SETTEMBRE 2009) - traduzione di Angelo Arecco - TESTO SCARICABILE dal sito www.parlaconlevoci.it - C’era una volta una bambina, una bambina qualunque, che come tutti I bambini nacque con tutti i bisogni umani primari: il bisogno di essere nutrita, tenuta al caldo e al sicuro. Come tutti I bambini, aveva bisogno d’amore ed...

leggi tutto
commenta



Angels & Demons
di angelo arecco

di Angelo Arecco     Avevo già espresso a maggio di quest’anno la mia profonda rabbia e frustrazione, anche con accenti molto forti e sanguigni ma sinceri, per essere stato visto da uno dei miei operatori solo attraverso i miei lati più oscuri, negativi e peggiori del mio stato d’animo di allora. Una sorta di specchio deformante che mi rifletteva solo il mio lato nero. Questa persona (ora mi appare finalmente chiaro che l’uso di tale termine...

leggi tutto
commenta 12



Buongiorno mi chiamo LSF e sono borderline
di raskolnikov

26 aprile 2006 alkmaar (de nederlands) un anno e mezzo di Terapia Dialettico Comportamentale (DBT) per osservare e studiare su me stessa cos'è il Disordine di personalità Borderline(BPD). Ho pazientemente e meticolosamente, all’olandese,cercato di capirne le perdite di controllo, di identità e di senso che ne costituiscono il nucleo e ne causano la sofferenza. Ed eccomi ancora qui, più cosciente eppure ancora così fragile! 13 giugno 2009 s.stefano...

leggi tutto
commenta 6



Testimonianza
di angelo arecco

Di recente ho avuto una crisi e sono stato ricoverato in SPDC. Durante gli ultimi giorni del ricovero, sono stato testimone di un episodio esemplare del vero volto della psichiatria, quello che per molti e molte di voi non sarà una novità, visto che quello che andrò ad esporre è tutto sommato "normale" e "secondo la prassi". Un ragazzo, il giorno della sua dimissione, nonostante non si sentisse ancora pronto e dopo aver detto questo al medico che...

leggi tutto
commenta 15



Articoli

Liberi di scrivere

Liberi di scrivere
di mondodiholden

  Ogni sabato alle ore 10 presso il Centro per la recovery (ex centro di salute mentale) di via sarzana alla Spezia Il gruppo Liberi di scrivere si pone i seguenti obiettivi: riuscire ad esprimersi senza alcun vincolo e senza sentirsi giudicati, discutere delle proprie emozioni o del proprio vissuto partendo da ciò che si è scritto per scoprire con la discussione e la partecipazione di tutti cose che ci riguardano o che riguardano gli altri, per conoscere...

leggi tutto
commenta



Anniversario

Anniversario
di Nicola Pasa

  La nostra associazione compie quest'anno a Luglio 8 anni, è nata infatti nell'estate del 2005 per volontà di un piccolo gruppo di utenti della salute mentale frequentatori del centro diurno di Sarzana e del servizio di salute mentale spezzino di via sarzana. Alcuni dei fondatori sono presenti e attivi: il sottoscritto e Maité, nel tempo abbiamo perso e guadagnato amici e collaboratori ma la nostra missione è rimasta la stessa: emancipare gli...

leggi tutto
commenta



Contro la custodia

Contro la custodia
di mondodiholden

  I sedicenti liberali del PDL ricicciano, potremmo dire giocando anche sul nome del relatore, l'ineffabile Ciccioli, sul rinnovo dei manicomi, in sostanza vogliono far passare il principio della cura coatta prolungata anche per 12 mesi in apposite strutture, cura coatta significa contro la volontà del paziente, significa custodia, significa privazione della libertà, coloro che si sono battuti e si battono per il testamento biologico, contro l'accanimento delle...

leggi tutto
commenta



Coordinamento Nazionale Utenti Salute Mentale

Coordinamento Nazionale Utenti Salute Mentale
di mondodiholden

   Le/i sottoscritte/i, a titolo individuale od a nome delle associazioni presenti alla V Conferenza della Rete Regionale Toscana Utenti Salute Mentale "Verso un Coordinamento Nazionale degli Utenti della Salute Mentale", condividono il progetto presentato in tale sede. A mezzo secolo dall'inizio dell'esperienza basagliana di smantellamento delle istituzioni manicomiali, è ormai matura l'esigenza di una rappresentanza nazionale autonoma degli...

leggi tutto
commenta



Recovery, una realta'

Recovery, una realta'
di GEOFF SHEPHERD

  Rimuovere le barriere promuovere il cambiamento Fare della recovery una realtà   GEOFF SHEPHERD, JED BOARDMAN, MIKE SCADE (2008)   Traduzione ed elaborazione del testo inglese di Lisa Freni   Principi della recovery   Si tratta della costruzione di una vita significativa e soddisfacente nella percezione della persona stessa.   Rappresenta un allontanamento dalla patologia e dalla...

leggi tutto
commenta



Funziona paterna recovery - I

Funziona paterna recovery - I
di Stefano Bianco

nessuno può crescere se non viene sognato danilo dolci   Questo lavoro trae ispirazione dalla mia esperienza personale, dalla mia formazione (compresa l’esperienza come volontario presso il Centro di socializzazione psichiatrica di Massa, gestito da soli utenti facilitatori, e diretto da Maria Grazia Bertelloni) e dal testo di Paola Carozza: “Principi di riabilitazione psichiatrica”. Per un sistema di servizi orientato alla guarigione, ed....

leggi tutto
commenta



Non nel mio nome
di Stephen Dedalus

  Alla cortese attenzione del Sindaco di La Spezia Dott. Massimo Federici del Presidente della Fondazione Carispe Dott. Matteo Melley del Direttore dell’ASL 5 Gianfranco Conzi E p.c. Assessore ai Servizi Sociali Sign. Omero Belloni Presidente Consulta Disabili Sign. Mauro Bornia           OGGETTO: Progetto ‘Mai soli’.   Leggo sul Secolo XIX di oggi (9 Marzo 2011)...

leggi tutto
commenta



Ecco come si distrugge la legge 180 qui a La Spezi

Ecco come si distrugge la legge 180 qui a La Spezi
di raskolnikov

  Noi utenti della salute mentale spezzina chiediamo urgentemente incontri a tutti i livelli politici e istituzionali per riferire il nostro disagio, il nostro disappunto, la nostra contrarietà a quello che si sta rivelando come l’ennesimo schiaffo alla cittadinanza più debole e indifesa, quella cittadinanza che merita le prime pagine dei giornali solo per fatti di cronaca nera, noi denunciamo che nella chiusura in atto del Servizio di Salute Mentale di via...

leggi tutto
commenta



fra sanitario e sociale: una inutile querelle
di Benedetto Saraceno

  Benedetto Saraceno direttore del Dipartimento di Salute mentale, OMS Ginevra La Banca Mondiale nel 1995 e l'organizzazione Mondiale della Sanità nel 1996 hanno pubblicato dati allarmanti sulla diffusione dei disturbi mentali nel mondo (WorIdDevelopment Report 1993 e The World Health Report 1997). 1 disturbi depressivi maggiori sono presenti in 340 milioni di individui e una stima approssimativa indica in IO- 20 milioni i casi annuali di tentato suicidio e in...

leggi tutto
commenta



Neo mamme e depressione
di Luana de Vita

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta



Scritti

modello di sviluppo,recovery disabilità psichiatri
di stefano bianco

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta



Contributo al dibattito sui servizi socio-sanitari
di Stefano Bianco

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta



Immagini della mente
di Dino Grillai

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta



Commento alla proposta di legge Ciccioli

Commento alla proposta di legge Ciccioli
di raskolnikov

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta



La Consulta Disabili contro la chiusura del Centro
di

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta



La conversazione- Esercizio di stile
di raskolnikov

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta 1



"Clandestina" di Mariella Rocca
di Maïté

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta 4



Il vampiro

Il vampiro
di raskolnikov

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta



Alice nella città di Pulcinella...
di alice banfi

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta 5



La persona depressa
di raskolnikov

da Il Messaggero ROMA (14 giugno) - Due convegni sulla salute mentale a Roma in una settimana, uno il 9 giugno, per sostenere il disegno di legge dell’onorevole Ciccioli di riforma della legge 180 cui ha partecipato anche il ministro Fazio intitolato “Andare oltre la 180” e un altro, il giorno dopo, per parlare di “Cosa non serve alla Salute mentale in Italia. Un’occasione per discutere e affrontare la questione partendo dal presupposto che la Legge 180 non è e non è mai stata “il problema” e...

leggi tutto
commenta 3



© 2010-2020 mondo di holden - onlus
realizzato da Nicola Pasa, webdesigner

Clicky Web Analytics